Articolo presentato nella iniziativa del 14 giugno 2024 presso il Palazzo della Cultura di Cassino, nella celebrazione del 2° anno di apertura,
La Regione Lazio, direzione cultura, politiche giovanili e della famiglia, pari opportunità, servizio civile, con Determinazione 29 maggio 2024, n. G06421 in merito alla legge L.R. n. 24/2019. R.R. 20/2020, così come modificato dal R.R. n. 16/2022 ha approvato l’elenco aggiornato delle Biblioteche, Sistemi bibliotecari e Sistemi integrati a prevalenza bibliotecaria, inseriti nell’O.B.R. (Organizzazione Bibliotecaria Regionale) 2024.
Delle nuove 13 biblioteche riconosciute regionalmente se ne trovano 4 della provincia di Frosinone, quelle comunali di Roccasecca e Pastena, già da tempo comunque sul territorio, e quelle di due associazioni, una di Torrice, denominata Giralibro, curata da I Viandanti e una di Arce dell’omonimo Centro Studi Bernardo Nardone, assolutamente nuove nel panorama culturale locale e realtà gestite da associazioni.
Un fatto nuovo quindi, apparentemente in controtendenza rispetto alla continua chiusura dei luoghi di cultura. Mentre le biblioteche comunali faticano a rimanere aperte, si manifestano da parte dei cittadini bisogni di luoghi di cultura e di attività culturali e di coinvolgimento.
La biblioteca Giralibro è una creatura della Associazione I Viandanti, una realtà che si muove intensamente nel territorio di Torrice e coinvolge soprattutto giovani e ragazzi. Il Centro Bernardo Nardone è un archivio di studio e produzione storica presente da tempo ad Arce, animatore sui temi, appunto, della storia e dell’antropologia, passando per la fotografia. La stessa biblioteca comunale di Pastena, che pure ha trovato l’Amministrazione disponibile, è stata sostenuta da una fervente associazione locale culturale, senza la quale il percorso non sarebbe mai iniziato e né concluso.
Queste realtà hanno scelto di aderire all’Organizzazione Bibliotecaria Regionale e sono approdate dopo un lunga fase istruttoria: prima con l’iscrizione al registro nazionale delle biblioteche, poi con la richiesta di adesione al polo regionale, dimostrando di avere sedi, strumenti e materiali per essere riconosciute. Inoltre si sono impegnate in maniera importante per l’apertura, il mantenimento e l’implementazione del patrimonio; impegni con impiego di risorse proprie che sono difficilmente reperibili.
Stride la stitichezza degli enti locali la cui fotografia rimane sconcertante rispetto all’impegno per le esigenze culturali annunciato ma mai effettivamente attuato. Due grosse realtà come Frosinone e Ceprano, con biblioteche funzionanti e partecipate non risultano nell’organizzazione bibliotecaria regionale.
Le realtà di Ausonia, di Coreno Ausonio, di Pofi, di Sant’Andrea del Garigliano, di Strangolagalli, di Vallecorsa, di Villa Santo Stefano pur avendo delle biblioteche e essendo state nel passato in OBR oggi non vi sono più. Le biblioteche di Pontecorvo, Esperia, Strangolagalli che pure quest’anno hanno fatto domanda per entrare in OBR, sono state respinte per inammissibilità. Inoltre rimangono fuori dai circuiti regionali le comunali di Alvito, Arce, Arnara , Arpino, Casalvieri, Castro dei Volsci, Cervaro, Colfelice, Collepardo, Esperia, Fiuggi, Fumone, Guarcino, Monte San Giovanni Campano, Patrica, Pico, Piglio, Sgurgola, Supino, Terelle, Torre Cajetani, Vallemaio, Vico nel Lazio
E ancor più grave è che negli ultimi anni non si rintracciano biblioteche comunali, riconosciute negli elenchi nazionali e regionali, nei comuni di: Acquafondata, Belmonte Castello, Broccostella, Campoli Appennino, Casalattico, Castelliri, Castelnuovo Parano, Colle San Magno, Falvaterra, Filettino, Fontana Liri, Fontechiari, Gallinaro, Pescosolido, Picinisco, Posta Fibreno, Rocca d’Arce, San Donato Val di C., San Giovanni Incarico, San Vittore del Lazio, Santopadre, Settefrati, Torrice, Trevi nel Lazio, Vallerotonda, Vicalvi, Villa Latina, Villa Santa Lucia, Viticuso. Questi comuni rappresentano quasi il 10% della popolazione provinciale (e metà di questi ricadono nella zona più a est della provincia!). Isola del Liri, comune fervente di attività culturali, risulta avere una biblioteca aperta ma di cui non si ha traccia del catalogo e del patrimonio nella recente storia regionale.
Essere riconosciuti formalmente nell’organizzazione bibliotecaria dà possibilità di partecipare al progetto culturale regionale stabilito dalla legge 24/2019, di poter accedere ai fondi regionali annuali di gestione e per attività culturali. Inoltre tutte quelle riconosciute nell’OBR sono inserite nel polo regionale delle biblioteche contribuendo al catalogo, che compongono il catalogo on line dei libri, con il quale l’utenza può accedere in maniera più puntuale, veloce ed estesa (www.opac.regione.lazio.it).
Si evidenzia dunque un prosciugamento di questi specifici luoghi di cultura, specificamente le biblioteche comunali, baluardi della conoscenza e delle identità cittadina, senza che alcuno vi si opponga. Le amministrazioni invece di considerarli come elementi della cultura laica repubblicana al pari del sentimento religioso che è rappresentato dai luoghi di culto, comunque presenti in ogni tessuto cittadino e aperte all’uopo, anche nelle più difficili situazioni, adducendo motivi economici, lasciano scivolare verso la chiusura questi luoghi pur riconosciuti universalmente elementi di cultura primaria, alla stregua delle scuole. Anche queste ultime sono oggetto di perentoria chiusura senza dibattito, sulla pelle dell’intera popolazione.
La perdita dei luoghi di cultura e istruzione apre alla povertà culturale e anche alla difficoltà dell’identificazione culturale; di legame con la storia, vieppiù di quella locale; di desiderio di istruzione, di necessità di istruzione; di ricostruzione antropologica dell’immaginario che affonda nella comunità. Si apre una voragine verso quella convivenza che le città e il loro riconoscimento formale come enti, hanno rappresentato per secoli nel percorso partecipativo, democratico e civile della nazione.
E il privato, religioso o laico che sia, pur presente attivamente tra le biblioteche locali, non potrà mai sostituirsi e assolvere al ruolo che le biblioteche pubbliche assolvono, e solo loro possono assolvere. Un ruolo culturalmente generalista, di accesso a risorse, a possibilità di aperture stabili, e soprattutto all’implementazione del catalogo.
Come la sanità che diventa lentamente privata senza che alcuno abbia cambiato legge, ma impedendo l’accesso a quella pubblica, così le biblioteche chiudono per problemi “amministrativi”, per mancanza di personale, per deviazione delle risorse. Sui siti locali, regionali, ministeriali risultano tanti luoghi, addirittura con l’indicazione degli orari di apertura, ma spesso la realtà è un’altra, quella di luoghi chiusi, senza personale addetto e quindi senza la partecipazione della cittadinanza.
Che fare? Le nuove biblioteche, a cui oggi si dà il benvenuto, sono supportate da associazioni e cittadini volenterosi, che vivono i loro territori, attenti alla necessità anche culturale che non può declassarsi a pensiero superfluo ,non-utile. Insegnano a non tirarsi indietro a prendere in mano le coscienze e a trovare un protagonismo nei territori, di cui abbiamo proprio bisogno.



