Cioce con le ali

Periodico dell’Associazione Oltre L’Occidente

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OLTRE L'OCCIDENTE

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Periodico dell’Associazione Oltre L’occidente

Il ruolo delle esecuzioni penali esterne

Il 18/10/2024 Rosanna Arcese e Patrizia Romano, assistenti sociali dell’UEPE di Frosinone, ci raccontano il mondo delle esecuzioni penali esterne

 D. In quale ambito storico nasce l’assistente sociale dell’UEPE?

RA. La figura dell’assistente sociale durante il periodo fascista veniva impiegata nei consigli di patronato che assistevano i soggetti rimessi in libertà nella società. E quindi aiutava il soggetto a trovare lavoro, una stabilità economica e anche per un ricongiungimento familiare. Il servizio sociale nella realtà italiana però lo dobbiamo far risalire al 1948, anno in cui vennero realizzati i primi interventi nel settore della giustizia minorile. Il ruolo dell’assistente sociale sarà sufficientemente strutturato e inserito nel 1962 con la legge 1085. Per gli adulti invece si può trovare intorno agli anni 50 all’interno del carcere di Rebibbia dove venne  creato un osservatorio di Servizio Sociale, a cui partecipavano praticamente, nella stesura delle relazioni per il condannato, l’assistente sociale, il cappellano, il direttore, l’ispettore di polizia penitenziaria, all’epoca Agenti di Custodia, e lo stesso magistrato. Quindi questo osservatorio focalizzava precisamente tutto ciò che si doveva fare per poter intervenire sulla personalità del detenuto. Cominciamo a parlare di primo  approccio individualizzato dell’osservazione della personalità. Però ricordiamoci bene che c’è la figura del magistrato che faceva parte proprio dell’equipe. La figura dell’assistente sociale invece viene effettivamente strutturata con la legge di forma 354 del 75. Il legislatore quindi volle la creazione di questi CSSA, centri di servizio sociale adulti, che dovevano avere una collocazione fuori dagli Istituti Penitenziari e fuori dagli uffici di sorveglianza. Con la legge 159 del 2005, i CSSA vennero denominati UEPE, ufficio esecuzione penali esterne. Dagli anni 50 ad oggi  il ruolo degli UEPE ha avuto sempre un’importanza abbastanza pregnante su quello che è il discorso di detenuto-società libera e quindi ha sempre più specificato il suo ruolo agendo come cerniera di collegamento tra gli istituti penitenziari e il territorio. Oggi possiamo affermare che gli uffici sono in continua evoluzione e senza dubbio dovrebbero diventare una pietra miliare di riferimento per tutto il territorio. Questa è, diciamo, la storia.

D.  Hai spiegato il ruolo e l’importanza che assume l’UEPE. Adesso lavora anche in maniera diversa dall’epoca cioè con questioni di alternative al carcere.

PR. Ma da sempre, non  da adesso. Perché la legge 300 istitutiva del servizio sociale, all’epoca per adulti, è prioritariamente proiettata verso l’esecuzione penale esterna e parallelamente anche con gli istituti penitenziari. La caratteristica precipua nostra, del nostro servizio era di seguire le persone ammesse alla misura alternativa. L’attività si è ampliata perché ci sono state  tante riforme. Abbiamo avuto innanzitutto, anche con la messa alla prova, uno sconvolgimento della delle nostre competenze. Perché inizialmente il nostro committente principale era il tribunale di sorveglianza. Con la messa alla prova a partire dal 2014, lo sono anche i tribunali ordinari e quindi per la nostra provincia abbiamo sia il tribunale Frosinone che il tribunale di Cassino. Recentemente con la riforma Cartabia si è ulteriormente si ampliato il ventaglio delle nostre competenze e l’utenza che trattiamo e che sosteniamo.

D. Quindi fate due attività: progetto di individualizzazione della persona che sta in carcere e ricerca sul territorio della sua, come dire, possibilità di reinserimento.

PR. Questo per il carcere. Ci sono anche però persone che accedono alla misura alternativa, e sono questi principalmente nostri utenti, direttamente dalla libertà senza transitare per l’istituto Penitenziario. E quindi per loro facciamo tutta una  indagine socio familiare. Collaboriamo innanzitutto con il soggetto per ricostruire la sua storia, poi con i familiari per capire se c’è una rete di sostegno alle spalle che possa favorire il suo reinserimento o continuare il suo percorso positivo. Perché magari la condanna arriva, bisogna tener conto anche di questo, anni dopo l’illecito commesso. Quindi vuol dire che c’è gente che ha commesso reato 15 anni fa, che ha vissuto per 15 anni una vita normalissima, improvvisamente si ritrova a dover pagare gli errori fatti nel passato. E questa situazione sconvolge le persone, è una cosa che non ci si crede. Quindi il compito del nostro ufficio dell’assistente sociale, insieme a tutta una serie di attori che stanno fuori dal territorio, perché da soli non riusciremmo a fare niente, “ecco qui la rete,” è cercare di sostenere la persona proprio nell’esecuzione della misura. Inizialmente l’affidamento era previsto per tre anni e poteva essere concesso una sola volta. Poi c’è stato uno stravolgimento della Corte Costituzionale, per cui le persone potevano essere ammesse più volte alla misura alternativa. Adesso l’affidamento in prova è previsto per quattro anni. E per i soggetti invece che fanno uso di sostanze o soggetti tossicodipendenti la misura alternativa arriva sino a 6 anni. Quindi ti trovi con persone che hanno condanne anche abbastanza lunghe da scontare e quindi diventa un pochino tutto complicato. Ultimamente, ti dicevo,  con la MAP abbiamo avuto a che fare non più con soggetti condannati ma con soggetti imputati. Sono soggetti che chiedono l’interruzione del processo, si rendono disponibili a svolgere i lavori di pubblica utilità. In questo modo il reato non viene menzionato nel casellario giudiziario. La pena non deve superare i 4 anni. Non sono reati di allarme sociale. E non deve essere spaccio internazionale, rapine aggravate. Anche i reati contro la persona, in generale non rientrano tra questi.

D. Come si è creata allora questa adesione ai progetti

RA. Dobbiamo prima di tutto dare una definizione di quella che è l’istituzione della società civile che diciamo prendiamo da Jean-Jacques Rousseau: la società civile intesa come tutte le forme di azione sociale messe in atto da persone e gruppi che non sono collegate e gestiti da autorità statali. Ecco perché qui l’idea si agganciava con quello che la collega diceva. Ci siamo creati l’aiuto della società civile, con le associazioni, gli enti, le fondazioni che ci sono venuti in aiuto proprio per poter gestire la messa alla prova. Fino agli anni 90 noi facevamo progetti esclusivamente tra istituzioni e istituzioni. Cioè solamente con ASL, comuni e Ministro della Giustizia o eventualmente altre istituzioni pubbliche ma non c’era la società  coinvolta. La legge 67 del 2014 ha invece portato proprio a un confronto diretto e indispensabile con la società civile. Almeno su Frosinone, e tra l’altro tu sei stato uno dei pionieri, l’associazione Oltre l’Occidente già dal 2010 ha incominciato a lavorare sui famosi protocolli con il tribunale di Frosinone per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità. Il decreto legislativo quello 54 del 2010.

D. Infatti in prospettiva, la domanda alla fine sarà: qual è il risultato, che cosa misuriamo?

RA.  E’ importante anche dire un’altra cosa. La provincia di Frosinone, quindi l’ufficio esecuzione penale, è diviso in quattro distretti. E noi come ufficio esecuzione penale di Frosinone ci occupiamo di 91 comuni che insisto sulla provincia di Frosinone. Fino a sette, otto anni fa avevamo anche nove comuni della provincia di Latina e cinque di Caserta perché questi comuni insistono sul Tribunale di Cassino. Poi sono rientrati, non si sa però perché e come, ma sono rimasti in capo al magistrato di sorveglianza di Frosinone, al tribunale di Cassino. Ma come UEPE è tornato a Latina.

RA.  L’ufficio esecuzione penale, ritornando all’ultima frase che ti ho detto l’altra volta, comunque sta lanciando  una sfida per migliorare, soprattutto per avvicinarsi ai modelli europei. In cui il lavoro per le misure alternative alla detenzione, non viene svolto solamente da un singolo operatore bensì è una mission  per equipe. Quindi l’amministrazione del mondo reale penale e penitenziario è l’ufficio per eccellenza in cui è rappresentata la possibilità alternativa alla detenzione, attraverso le misure  alternative. In primis l’affidamento ai servizi sociali, detenzione domiciliare e semi  libertà. Naturalmente si deve lavorare su quelle che sono le condizioni di legge che danno i presupposti per poter accedere a queste misure.

[…] Oggi si sta cercando in particolare un’introduzione delle nuove figure professionali all’interno del UEPE: polizia penitenziaria, psicologi e anche funzionari giuridico pedagogici e educatori. Anche se ancora non è focalizzato bene il ruolo specifico che dovrebbero avere. Perché secondo una logica dovrebbero avere un ruolo a supporto oppure in collaborazione con la nostra professionalità. Ciò che non sta avvenendo adesso perché i funzionari che sono arrivati ora, si  stanno occupando prevalentemente di un settore. Il settore è il MAP, la messa alla prova. Anche loro vivono uno splendido isolamento professionale.

PR I numeri sono talmente alti adesso, per la Messa alla prova, che non consentono di avere uno scambio approfondito con l’utente. In parte si delega un po’ alle associazioni, agli enti che lavorano, che danno la disponibilità per l’accoglimento dei lavori di pubblica utilità, l’esecuzione della misura. E’ chiaro che laddove ci si riesca, ci si confronta con i responsabili, con il tutor dell’attività di pubblica utilità per capire l’andamento…. Ma muoversi sul territorio per seguire le persone, quando cominciano ad essercene da seguire 150…

D.  Queste nuove figure che intervengono all’interno del vostro servizio però si trovano davanti una situazione difficile in questo momento e non riescono a costruire insieme.

RA. Si poteva in maniera  un po’ ideologica, forse, pensare a una equipe interna con educatori, assistenti sociali e psicologi  che sul caso lavoravano insieme. Invece purtroppo per i numeri così pesanti che ci sono, ci siamo trovati a lavorare di nuovo da soli. La psicologa interviene su un caso, quando segnalato, quando è possibile. Anche perché non sono figure di ruolo della nostra amministrazione, sono figure che hanno un lavoro a tempo determinato. Ci sono delle criticità.  Dovrebbero essere assunti stabilmente all’interno dell’UEPE. E quindi si potrebbe pensare ad una ad un’equipe multidisciplinare che non sia solo territoriale ma anche che insista  all’interno dell’UEPE. […]

D. Allora prima di dare un giudizio sull’attività che avete svolto bisognerebbe effettuare una panoramica sull’utenza. Qual è la vostra utenza?

PR Per i reati più ricorrenti nell’affidamento in prova, quindi parliamo di condannati, abbiamo soprattutto bancarotta fraudolenta, rapine e violazione della legge sugli stupefacenti, spaccio, maltrattamenti in  famiglia.

D. L’estrazione sociale qual è solitamente?.

PR. E’ molto bassa. E’  legata a situazioni di alcoolismo, tossicodipendenza e a a problemi di  lavoro.

RA.  La  bancarotta negli ultimi anni è legata molto al Covid.. Alcuni imprenditori edili della zona di Monte San Giovanni Campano, che  non sono riusciti a pagare con la cassa edile , hanno dovuto fare bancarotta.

D. E qual è l’età media?

PR Dai 25 ai 60, 70. Abbiamo anche persone di 80 anni. Adesso c’è l’obbligo di svolgere attività di volontariato o lavori di pubblica utilità e per persone molto anziane, che magari hanno anche patologie ingravescenti, diventa complicato trovare l’associazione che li accoglie per fare anche un minimo di attività di settimanale. Oltre che far capire l’importanza dello svolgimento delle attività. Perché l’elemento sociale…

RA. Tanti ragazzi, devo dire la verità, hanno iniziato questo affidamento in prova esono rimasti a lavorare all’interno di questa associazione. Soprattutto nelle parrocchie.  Ecco, la cosa è positiva.. Ma quello che noi vediamo adesso, in un prossimo futuro, lo vediamo abbastanza complicato. Con la collega ne discutevamo proprio ieri sera di questa difficoltà.. Perché prima con la legge 67 2014 le associazioni accoglievano, per la messa alla prova, sempre persone con una pena di tre mesi, quattro mesi, 6 mesi, massimo 10..

PR Il reato era violazione del Codice della Strada, ovvero assunzione di alcool o di stupefacenti. Oggi ci troviamo nella condizione in cui il lavoro di pubblica utilità, inteso così è una condizione sine qua non, insieme al lavoro ,per poter accedere alla misura alternativa. Quindi prima o lavoravi o l’affidamento non l’avevi, adesso se trovi un’attività di pubblica utilità quindi esterna, hai requisito giusto per poter (Certo poi dipende sempre dal magistrato) uscire  dal carcere soprattutto. O comunque se si tratta di persone giovani che ancora non hanno trovato lavoro, l’attività di pubblica utilità dà loro la possibilità di accedere alla misura più ampia.

RA. Quando parliamo di motivazione, io non intendo motivazione al cambiamento ma almeno alla modifica dei comportamenti. Cioè se io devo lavorare con un detenuto, fargli capire che lui esce dal carcere per fare attività di volontariato non perché è una sostituzione alla pena, noi dovremmo fare già un percorso motivazionale unitamente all’educatore, al commissario, allo psicologo e allo stesso associazionismo che dovrebbe entrare nel carcere, entrare a pieno titolo nell’equipe per poter dire se è effettivamente motivato a venire e a occuparsi di qualcosa. Perché capisce che il reato che ha commesso ha portato danni non solo a lui e alla famiglia, ma anche alla stessa società. Perché la società gli deve pagare sua permanenza in carcere, devo pagargli il suo trasferimento per fare udienze e tutta la parte sanitaria. Però questo non viene capito. La motivazione al cambiamento non c’è , solo l’idea di uscire. Lo stesso adesso Ministro della Giustizia sta pensando di trovare un’alternativa al carcere, in comunità per tutti i tossicodipendenti. E’ qualcosa di impossibile. Perché nel momento stesso in cui io decido che il tossicodipendente deve fare un percorso di misura alternativa all’affidamento in prova, in casi particolari presso una comunità, ci devono essere delle garanzie tra virgolette motivazionali in primis. La voglia di cambiare. Altrimenti dopo tre giorni che sei entro in comunità, succede un macello. Ma le stesse comunità stanno avendo adesso ripercussioni su questo. Prima di tutto perché non hanno fondi per poter reggere il personale.

Mi sto rendendo conto che viene assunto personale giovane, ragazzi che diciamo stanno facendo il loro tirocinio, che stanno facendo il loro percorso iniziale. E quindi vengono remunerati con bassa retribuzione, impegno tantissimo e preparazione quasi zero. Non si può pensare poi di gestire il tossicodipendente o un malato psichiatrico con questi lavoratori. Per cui noi dobbiamo pensare adesso a quello a cui andranno incontro le associazioni. All’affidamento alle attività di volontariato, alla messa alla prova che è una condizione superiore a quella di LPU,  si aggiungono adesso le sanzioni sostitutive con la Cartabia,  Abbiamo comunità, enti che devono accogliere persone con delle pene di due anni e mezzo.

PR  Ti aggiungo l’ultima.. Adesso ci sono anche lavori di pubblica utilità di conversione della pena pecuniaria, quindi soggetti condannati al pagamento di un’ammenda che sono in condizioni di insolvibilità trasformano praticamente la pena pecuniaria in lavori di pubblica utilità. C’è gente che magari deve scontare un giorno di lavoro di pubblica utilità, che equivale a due ore e che comporta un lavoro dietro diciamo del funzionario di servizio sociale non indifferente. […]

D. Voi siete vicine alla fine della vostra carriera. Cosa lasciate?

PR: Diciamo anche una cosa positiva. Quello che ci fa andare avanti nonostante la stanchezza, la mole di lavoro, è riconoscimento da parte dell’utenza.. Che non è cosa da poco. E  poi anche tutte le istituzioni, le persone che ci riconoscono il lavoro fatto E ti devo dire che questa cosa mi motiva a 60 anni ancora ad andare avanti un altro po’. E’ per me il motivo per andare avanti e continuare a fare bene, almeno ad impegnarmi, in una maniera attiva, fattiva. Questa cosa mi fa star bene, l’idea di poter lavorare bene.